Telefono:  +39 094122787 | Cellulare: +39 347 0955132  

 

 TINDARI E MARINELLO

Tyndaris fu una delle ultime colonie greche in Sicilia. La sua fondazione risale al 396 a.C. per volere del tiranno di Siracusa, Dionigi il Vecchio. Fu chiamata così in onore dei giovani eroi Castore e Polluce, i Dioscuri. Gli scavi rivelano la pianta regolare della città ordinata in vie rettilinee, i decumani e i cardini dividevano i vari isolati, le cosiddette insulae, al cui interno erano collocate le case.

Il teatro
Di origine greca, edificato forse alla fine del quarto secolo a.C. fu ampliamente rimaneggiato dai romani in epoca imperiale, al fine di creare un’arena circolare per combattimenti con fiere e gladiatori.

La Basilica
Nota anche come il Ginnasio, era destinata a luogo di culto o più probabilmente ad aula per pubbliche assemblee. Sviluppata su tre piani, risalente forse alla fine del primo secolo a.C. aveva la forma di galleria accessibile solo alle due estremità, che poteva essere chiusa in occasione di comizi o riunioni del tribunale. La basilica era fiancheggiata su entrambi i lati da due strade che confluivano nell’agorà. La decadenza di Tyndaris è forse da mettere in relazione a un terremoto o a una frana che nel primo secolo a.C., secondo Plinio il Vecchio, fece precipitare parte della città a mare.

Santuario della madonna Nera
Il suo santuario sorge su punto più elevato della collina, forse su resti dell’acropoli della città antica; nel 1544 fu saccheggiato dal pirata algerino Ariadeno Barbarossa. Il nuovo santuario della Madonna del Tindari appartiene alla seconda metà del ventesimo secolo ed è stato ultimato nel 1979. Si tratta di un imponente edificio a croce latina con transetto, abside e cupola impostata su alto tamburo all0’incrocio dei bracci.

I Laghetti di Marinello
Una passeggiata virtuale nella laguna di Marinello è possibile realizzarla sfogliando il libro “Itinerario Naturalistico. Un angolo di Sicilia: Laguna di Marinello, Castello di Oliveri, Castello di Scala di Patti” scritto da Ermelinda Simone. La laguna di Marinello, in provincia di Messina, si trova ai piedi del promontorio di Tindari, sulla costa tirrenica della Sicilia nordorientale, al centro del’ampio golfo di Patti, delimitato dai promontori di capo Calavà e di capo Milazzo. La laguna di Marinello è costituita da un ecosistema unico nel suo genere, in cui coesistono vari tipi di habitat. Si passa infatti dagli ambienti rocciosi che sovrastano la laguna molto estesi e fortunatamente non influenzati da attività antropiche cioè dall’uomo, agli ambienti lacustri e salmastri, ad una prateria steppica, costituita prevalentemente da graminacee quali il barboncino mediterraneo che lascia poi il posto al penniseto nella punta est della laguna, fino ad arrivare alle sabbie marine e costiere modellate continuamente dal vento e dalle mareggiate. Nell’area sono presenti piante rare endemiche ed a rischio di estinzione, inoltre in ambiente così ristretto coesistono piante fisiologicamente e morfologicamente diverse fra di loro. Esiste uno stretto legame che intercorre fra le piante e la storia, la mitologia, l’arte e la letteratura. Le piante nell’antichità venivano impiegate nell’alimentazione a scopo terapeutico e anche come ingredienti fondamentali di pozioni magiche, in effetti, il confine tra alchimia e stregoneria era molto sottile. Pertanto le piante erano parte integrante della vita dell’uomo. Ogni pianta ha una lunga e ricca storia da raccontare, come se in un certo senso rappresentino qualcosa che va oltre la loro stessa essenza. Una pianta rara ed endemica è il fiordaliso di seguenza (Centaurea seguenzae, Lacaita-Brullo). Essa è una tipica pianta rupicola, adatta cioè a vivere in ambienti con scarsità di suolo ed in condizioni di spinta aridità, per evitare di perdere acqua per traspirazione, ha foglie piccole e ricoperte di peli. Specie protetta ed in via di estinzione è anche il garofano delle rupi (Dianthus rupicola). Volgendo lo sguardo ai piedi delle rupi, si può ammirare l’acanthus mollis, nel V sec a.c. Callimaco, noto scultore e pittore ateniese, scolpì le foglie e lo stelo nei capitelli delle colonne creando così lo stile Corinzio. Continuando a camminare attorno ai laghetti si rinvengono varie piante arboree fra cui l’agno casto, i cui fiori di colore azzurro ravvivano l’ambiente. Nel medioevo veniva coltivato dai monaci nel loro giardino, il frutto essiccato veniva usato come anafrodisiaco per far fede al loro voto di castità ed era chiamato anche pepe dei monaci. Se poi ci viene voglia di farci un bagno, dobbiamo stare attenti a dove stendere il nostro telo da mare perché possiamo imbatterci nell’eringio di San Pietro, una pianta alquanto spinosa con fiori piccoli ma appariscenti. Come tutte le piante tipiche dei litorali sabbiosi ha foglie di colore chiaro per riflettere il più possibile la luce del sole ed un apparato radicale molto sviluppato. In Gran Bretagna, nell’epoca elisabettiana, le radici venivano candite e vendute come dolci chiamati eringoes. Si pensava fossero afrodisiaci, e proprio in questo senso vengono citate nelle “Allegre comari di Windsor” di Shakespeare. Una particolarità del trifoglio bituminoso (Bituminaria bituminosa, L.-Stirt) è che se le foglie vengono schiacciate emanano un odore forte simile al catrame, che si percepisce anche solo sfiorando lo stelo. Nel descrivere le piante e la loro storia, a cui si aggiungono le piante ornamentali dei giardini del castello di Oliveri e quelle del parco del castello di Scala di Patti, Ermelinda Simone è un fiume in piena, a questo punto è meglio trasformare la passeggiata virtuale in reale, e scoprire così che l’erbaccia che calpestiamo ha un nome e una storia millenaria. “Il patrimonio naturalistico, proviene dalla natura, da Gaia, la divinità madre dell’Olimpo e sta a noi uomini custodire, preservare e tramandare. Quest’itinerario naturalistico ha lo scopo di sensibilizzare e civilizzare ciascuno alla contemplazione della natura e al rispetto di essa, dando un racconto scientifico e storico delle piante rendendole vive nel tempo e nello spazio.


Tratto da Cronache Parlamentari Siciliane
Di Clara Salpietro 

Pin It